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L'aggressività come malessere interiore

10/10/2006

Diversi modi di manifestarsi caratterizzano la depressione nel sesso maschile, spesso molto più difficile da identificare

E' la manifestazione della depressione che differenzia l'uomo e la donna. Non si può infatti parlare di "depressione maschile" e di "depressione femminile", ma di caratteristiche differenti di questa patologia che si manifesta da un lato con segni di "aggressività", dall'altro con segni di "tristezza". Questa patologia è negli uomini molto meno visibile di quanto non sia tra le donne; quel che si vede è, nella stragrande maggioranza dei casi, l'aspetto maniacale della depressione.

Vanno fatte alcune considerazioni sul ruolo dell'uomo nella società per poter comprendere che cosa c'è alla base della sempre maggior presenza di questa patologia anche fra i maschi.
L'emancipazione sociale, economica e lavorativa delle donne; la difficoltà ad accettare l'invecchiamento all'interno di una società che emargina le persone non più produttive; la perdita di virilità dovuta all'età, in un contesto nel quale si è bombardati da "messaggi sessuali"; la perdita della funzione fecondativa che fino ad oggi non era delegabile e che oggi lo è con le differenti tecniche di fecondazione assistita: sono solo alcune delle sfide di fronte alle quali si trova un uomo e alle quali non sempre sa adeguarsi. Ecco allora che rifugiarsi in atteggiamenti aggressivi, autoritari e maniacali diventa lo stratagemma per riuscire a sopravvivere...depressi.

Le particolarità negli uomini

  • Sono meno inclini ad ammettere di essere depressi e i medici sono meno portati a sospettarla; si parla spesso di "depressione nascosta"
  • La percentuale dei suicidi riusciti è 4 volte superiore rispetto alle donne (nonostante nelle donne sia maggiore il numero di tentativi di suicidio)
  • C'è un aumento del rischio di malattie cardio-coronariche pari sia negli uomini che nelle donne, ma solo nei primi queste rappresentano un alto tasso di mortalità
  • E' spesso associata all'abuso di alcol, di droghe, all'abitudine, socialmente accettata, di lavorare eccessivamente per un notevole numero di ore, al ricorso frequente al gioco d'azzardo
  • Spesso è associata a disturbi sessuali (difficoltà e/o discontinuità erettile, ad esempio)
  • Si manifesta con stati continui di irritabilità e rabbia, alternati a momenti di scoramento.
  • E' spesso associata a un esercizio fisico (palestra o sport) eccessivo, portato avanti in maniera maniacale, quasi ossessiva

Come si manifesta
I sintomi sono uguali per entrambi i sessi, anche se ci sono alcune peculiarità per l'uomo:

  • Nervosismo maggiore e perdita di controllo frequente
  • Sentirsi spesso sotto pressione
  • Iperattività
  • Aspetto trasandato
  • Problemi comportamentali (eccesso o mancanza di cortesia nei confronti degli altri, isolamento dal contesto familiare o degli amici ecc.)
  • Manie di persecuzione sia in ambito lavorativo sia in quello familiare (sospetti di tradimenti ecc.)
  • Sensazione di incomprensione e solitudine
  • Pensieri di abbandono, di morte e di suicidio

Spesso si associano anche disturbi di tipo fisico (cefalea, dolore a collo e spalle, disturbi gastrointestinali, dolori diffusi ecc.) che nella maggior parte dei casi non vengono individuati dal medico di medicina generale come correlati alla depressione e curati in quanto tali; è bene conoscerli e segnarli al medico, insieme a quelli ricorrenti (elencati qui sopra), che vi consiglierà uno specialista.

Le crisi tipiche nella vita maschile
Nascita di un figlio: atteso, voluto, desiderato scatena nel maschio una serie di ansie e lo mette a confronto con sfide interne (capacità/incapacità a gestire un neonato, capacità/incapacità a mantenere la relazione con la moglie, adeguatezza alla nuova situazione, nuove incombenze economiche, ecc.) ed esterne (mantenere le proprie relazioni sociali, essere sempre presente sul lavoro, instaurare relazioni con altri "padri" ecc.). Oltre a ciò c'è il pericolo di non riuscire a mettere in atto quegli atteggiamenti "pueril"' necessari per relazionarsi con il nuovo arrivato, la paura di essere un padre inadeguato, il senso di esclusione dal rapporto madre-figlio... Molti uomini reagiscono a questa situazione rifugiandosi nel lavoro, negli hobby, uscendo spesso e lasciando la moglie (con il suo carico di ansie) a casa. Si instaura un circolo vizioso che porta a vivere un po' ai margini della nuova situazione e che, proprio per questo, incrina il rapporto coniugale.

Separazioni e divorzi: anche di fronte alla fine di una relazione entrano in gioco sensi di colpa, senso di abbandono e solitudine, ansie sul futuro, paure che mettono a rischio l'equilibrio e avvicinano a percorsi depressivi.

Cambiamento di lavoro. Il ruolo che riveste il lavoro nella società è determinante per il mantenimento dell'equilibrio maschile: tanto più è elevata la condizione di lavoro, tanto più è elevato lo status sociale, tanto maggiore è lo stress per rimanere al passo e non perdere posizioni. Esiste un grande potenziale di frustrazioni già nelle promozioni non realizzate, negli avanzamenti di carriera lenti. Quando si cambia posto di lavoro le sfide aumentano: c'è la preoccupazione di non corrispondere alle aspettative, di farsi accettare dai nuovi colleghi, di dimostrarsi all'altezza. Si tratta di un peso spesso troppo grande che scatena patologie depressive.

Crisi dei 40 anni. Non si tratta di un luogo comune, ma tra i 40 e i 50 anni gli uomini entrano in una fase della vita cosparsa di sentimenti quali inutilità, infelicità, mancanza di prospettive. A ciò si aggiunge la modifica dell'equilibrio ormonale (minor produzione di testosterone) che comporta disturbi quali irritabilità, nervosismo, stanchezza e i normali segni di invecchiamento (rughe, perdita di capelli, capelli che diventano bianchi, crescita della "pancia", disturbi alla prostata ecc.). Segni che, diversi nella forma, colpiscono anche le donne che, a differenza degli uomini sono più "educate" a conoscere i disturbi della menopausa; difficilmente un uomo pensa all'andropausa come a un ciclo normale della vita, tende piuttosto ad allontanarlo dalla propria sfera di pensieri e, quando ci si trova, è impreparato e fragile.

Pensieri suicidi. I dati dicono che la percentuale di suicidi è 4 volte maggiore negli uomini rispetto alle donne. L'incapacità a sopravvivere senza una compagna (a causa di morte o di divorzio), le preoccupazioni economiche e le situazioni economicamente difficili, la perdita del lavoro o di un parente (figlio/a ad esempio) sono alcune delle cause che portano i maschi a intraprendere un percorso depressivo dal quale non riescono ad uscire e che in molti casi porta a pensieri suicidi, se non al compimento di un atto estremo. Intervenire preventivamente è indispensabile per riuscire ad evitare percorsi di sofferenza insostenibile. E' quindi necessario che, al primo sospetto di disturbo depressivo, ci si rivolga al medico di base segnalando le difficoltà e chiedendo il riferimento di uno specialista che metterà in atto un intervento di tipi farmacologico (antidepressivi) con una terapia psicoanalitica in grado di individuare, e cercare di risolvere con la terapia, disagi e problemi.


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