Il Papilloma virus (HPV) è un agente virale che può causare infezioni genitali e può essere responsabile, a distanza di anni, del tumore alla cervice uterina, malattia che ogni anno causa circa mille morti.
Si calcola che il 75% delle donne sessualmente attive si infetti, nel corso della vita con un virus HPV e fino al 50% con uno di tipo oncogeno. E’ necessario che passino molti anni prima che le lesioni causate dall’HPV si trasformino e solo poche donne con questo tipo di infezione sviluppano il tumore al collo dell’utero. Il tempo che intercorre fra l’infezione e l’insorgenza di lesioni precancerose si aggira attorno ai 5 anni, mentre la latenza prima che si manifesti il carcinoma può essere di decenni. Nella maggior parte dei casi (70-90%) le infezioni da HPV sono transitorie e si risolvono spontaneamente.
Negli ultimi vent’anni sono stati avviati numerosi percorsi di screening che hanno fatto diminuire di oltre il 50% la mortalità per tumore all’utero, passando da 8,6 casi ogni 100mila donne nel 1980 a 3,7 casi ogni 100mila donne nel 2002. Il Pap test è uno strumento insostituibile per diagnosticare precocemente le lesioni precancerose oltre a quelle tumorali.
L’infezione viene trasmessa attraverso rapporti sessuali vaginali o anali con partner portatori del virus; il rischio di contaminazione aumenta con l’aumentare del numero dei partner sessuali.
Da qualche anno l’Emea (l’Agenzia europea per i farmaci) ha autorizzato in Europa il primo vaccino contro l’HPV. In Italia, l’offerta pubblica della vaccinazione gratuita è rivolta alle bambine fra gli 11 e i 12 anni di età (a partire dalle nate nel 1997) perché gli studi hanno evidenziato questa, come la fascia d’età nella quale è massimo il rapporto beneficio-rischio. La vaccinazione deve essere somministrata prima del primo rapporto sessuale in quanto, in questa situazione, raggiunge un’efficace protezione precedendo un eventuale contatto con il virus e la risposta immunitaria, in questa fascia d’età, è maggiore di quella osservata in altre.
Le informazioni scientifiche ad oggi disponibili, assicurano una buona tollerabilità della vaccinazione che deve essere somministrata dalle Asl di appartenenza.
I vaccini a disposizione sul mercato, entrambi sicuri ed efficaci, sono due: uno tetravalente che protegge contro i genotipi 16-18 dell’HPV responsabili di circa il 70% dei casi di carcinoma e i genotipi 6 e 11 responsabili del 90% dei condilomi e un altro bivalente, attivo soltanto contro i genotipi 16 e 18.
I vaccini, somministrati gratuitamente alle bambine per via intramuscolare, prevedono una dose iniziale e due richiami uno a distanza di 2 mesi dalla prima e l’altro dopo 6 mesi dalla prima.
E’ possibile acquistare il vaccino anche in farmacia (dietro presentazione della ricetta medica) per la somministrazione a donne che non abbiano ancora contratto l’infezione da HPV.
E’ importante ricordare che la vaccinazione affianca e non sostituisce lo screening periodico del pap test raccomandato per le donne fra i 25 e i 64 anni in quanto protegge solo dalle lesioni causate da alcuni genotipi di Papilloma Virus oncogeni; per tutti gli altri genotipi potenzialmente cancerogeni l’unica prevenzione resta il pap test.