Il primo animale domestico – esclusi i maiali - ad aver contratto l’influenza A/H1N1 è stato, nello Iowa (Usa), un gatto. Il primo caso europeo è stato diagnosticato in Francia, sempre su un gatto, mentre in Italia ha colpito, nel mese di dicembre, una colonia felina nella provincia di Forlì, diffondendosi velocemente e causando la morte di alcuni animali, contagiati dalla donna che si prendeva cura degli animali.
E’ stato l’Istituto Zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna ad accertare, con esami di laboratorio, che si trattava appunto del virus A/H1N1 pandemico. Ad essere stati colpiti per primi sono stati i gatti più giovani che hanno manifestato disturbi gastrointestinali e successivamente gli esemplari più anziani, nei quali sono state registrate complicanze respiratorie. Le analisi del sangue effettuate dall’Istituto Zooprofilattico hanno evidenziato la presenza di anticorpi in più della metà dei gatti; ciò ha dimostrato che il virus, inizialmente trasmesso da umano a gatto, si è poi diffuso da gatto a gatto (esattamente come è avvenuto fra gli uomini). A dimostrazione che questo virus, al pari di tutti gli altri virus influenzali, può colpire tutte le specie animali, compresi quelli domestici, più a contatto con l’uomo. La stessa American Veterinary Medical Association ha dichiarato – dopo l’episodio del gatto contagiato nello Iowa – che gli animali domestici possono essere contagiati dagli uomini con i quali vengono in contatto, quindi bisogna prestar loro attenzione. Sembra invece che il contagio contrario, da gatto a uomo, sia un evento improbabile.
Questo precedente può farci temere per la salute dei nostri mici?
Bisogna premettere che la colonia in questione era formata da gatti randagi, non sempre quindi in buona salute e senza un’alimentazione bilanciata e curata.
Detto questo, è importante che di fronte a disturbi di tipo influenzale siano monitorati anche i gatti e i cani e, se i problemi persistono, dovranno essere visitati dal veterinario che effettuerà le analisi necessarie a stabilire il tipo di virus che ha colpito l’animale.
Si possono comunque attuare precauzioni preventive quali:
- evitare che il cane o il gatto girino liberamente fuori casa specie là dove hanno la possibilità di incontrare randagi
- che le loro ciotole dell’acqua e della pappa siano messe in modo che gli animali randagi non possano accedervi.