In Italia circa 4 milioni di persone soffrono di stitichezza (con un rapporto 3 a 1 tra le donne e gli uomini) mentre la fuoriuscita delle emorroidi interessa oltre 3.7 milioni di cittadini (gli uomini sono i più colpiti); la fascia di età più interessata è quella oltre i 40 anni. Si tratta di un disturbo assai fastidioso, ma prevenibile e curabile.
Le emorroidi sono delle strutture anatomiche angiocavernose, delle vere e proprie vene varicose, situate nel canale anale; la loro funzione fisiologica è di completamento del controllo di gas e liquidi: attraverso il flusso e il deflusso del sangue al loro interno, si gonfiano chiudendo il lume del canale anale e si sgonfiano riaprendo il lume. In una situazione di normalità le emorroidi non sono percepibili dalla persona e non causano alcun disturbo.
Le emorroidi possono essere:
- interne, sopra la linea pettinata;
- esterne, al di sotto della linea pettinata.
Lo scivolamento verso il basso di una parte del rivestimento del canale anale (prolasso mucosa) provoca una pressione da parte delle emorroidi interne su quelle esterne che, fuoriescono dall’orifizio anale.
Le cause che predispongono a questa patologia sono molteplici:
- ereditarietà
- sforzi fisici eccessivi
- costipazione
- aumento della pressione intra-addominale
- stress psichico
- stitichezza
- scarso movimento
- alimentazione povera di fibre e scarsa di acqua
- mancanza d’igiene
- restare per molto tempo seduti su sedili caldi (in plastica o materiale non traspirante)
Le manifestazioni possono essere di diversa intensità:
- prolasso, che può essere associato a perdita involontaria di liquidi e gas
- dolore, legato alla fuoriuscita delle emorroidi e all’insorgere di ematomi o tromboflebite
- prurito e bruciore nella zona anale, con il rischio che si sovrappongano infezioni (batteriche o micotiche) causate dalla continua perdita di secrezione rettale che rende l’ano sempre umido
- proctorragia durante la defecazione, cioè perdita di sangue rosso vivo che però generalmente è di lieve entità.
La classificazione delle emorroidi viene fatta in base alla fuoriuscita del prolasso mucoso dall’ano:
- grado 1: prolasso mucoso interno (durante la defecazione non si estende oltre il margine anale)
- grado 2: prolasso mucoso esterno (si estende oltre il margine anale e si riduce spontaneamente dopo la defecazione)
- grado 3: prolasso mucoso esterno (che si estende oltre il margine anale e può essere ridotto all’interno del canale anale manualmente)
- grado 4: prolasso mucoso esterno permanente, riducibile o irriducibile (che viene fuori spontaneamente indipendentemente dalla defecazione)
Un’ulteriore classificazione tiene conto anche della fuoriuscita del derma anale (anoderma):
- emorroidi di tipo I°: è presente prolasso mucoso rettale senza fuoriuscita di anoderma che causa sanguinamento, trombosi emorroidaria interna, possibili episodi di strangolamento.
- emorroidi di tipo II° : è presente un anoderma prolassato, che può presentarsi molle e mobile o fibrotico con escrescenze carnose. Oltre ai sintomi descritti nel tipo I, è frequente la perdita di feci, spesso associata a dermatiti e prurito.
L’indagine più appropriata per stabilire se un paziente ha questa patologia e di quale grado, è l’anoscopia.
I sintomi delle emorroidi possono essere alleviati modificando lo stile di vita e le abitudini alimentari, ma quando la patologia diventa particolarmente fastidiosa è indispensabile intervenire ambulatorialmente con la legatura elastica o la fotocoagulazione.
Nella maggior parte dei casi le emorroidi si tengono sotto controllo (e si possono prevenire) con un adeguato stile di vita che parte principalmente dall’alimentazione, evitando soprattutto:
- cibi, salse piccanti e spezie
- grassi animali
- formaggi stagionati
- insaccati e affumicati
- crostacei
- superalcolici
E’ indispensabile arricchire la propria dieta con:
- carni bianche
- verdura cotta
- frutta ben matura
- pane e pasta integrali
- olio d’oliva
- formaggi magri
- abbondanza d’acqua e liquidi (almeno un litro e mezzo al giorno)
Oltre all’alimentazione è necessario praticare sport o attività fisica quotidianamente (basta anche passeggiare per almeno un’ora al giorno) e cercare di evitare, per quanto possibile, le situazioni stressanti.
Per quanto riguarda il trattamento farmacologico si può ricorrere all’uso di creme a base di anestetici e cortisone.