Esiste una relazione fra i casi di trombosi venosa profonda e i viaggi aerei? Può essere pericoloso viaggiare in aereo? La pressione aumenta?
La questione è stata studiata fin da quando nel 1954 fu accertato il primo caso di trombosi venosa profonda mortale in una donna che aveva effettuato un viaggio aereo di 20 ore.
La formazione e il distacco di un embolo dalle pareti delle vene delle gambe viene provocato dal rallentamento - causato dal fatto di stare per molte ore seduti- della circolazione periferica oppure vi sono altre cause?
Uno studio olandese condotto nell’ambito della WHO Research Into Global Hazards of Travel (WRIGHT) e pubblicato sulla rivista The Lancet ha evidenziato che lo stare seduti immobili per parecchie ore consecutive, in una situazione di ipossia ipobarica – carenza di ossigeno in condizioni di bassa pressione -, quella cioè che si verifica in aereo o in condizioni di alta quota, è più pericoloso che restare seduti, per lo stesso numero di ore, in una condizione normobarica. Sempre gli stessi ricercatori hanno evidenziato che ad avere un effetto sulla coagulazione del sangue durante il volo sono anche fattori di rischio genetici quali il fattore V di Leiden; si tratta di una predisposizione genetica alla trombosi – che potrebbe anche non manifestarsi mai nell’arco della vita – ma che è bene approfondire con un medico, in quanto proprio lunghi viaggi aerei o un’immobilità prolungata o addirittura la gravidanza, potrebbero causare problemi. Ciò significa che esistono altri fattori associati al volo e quindi all’ipossia ipobarica, che causano un aumento di trombina dopo un viaggio aereo specie nelle persone che sono per loro natura predisposte a questo genere di fenomeni.
In altre parole non esistono rischi specifici causati dal viaggio aereo in persone sane. E’ comunque importante che i cosiddetti “frequent flyers” o chi effettua lunghi viaggi aerei attui delle forme di prevenzione; ad esempio è bene non restare seduti per troppo tempo, ma alzarsi, camminare lungo i corridoi dell’aereo, modificare spesso la posizione seduta, restare meno tempo possibile con le gambe accavallate, ma muoverle spesso, effettuando piccoli e frequenti movimenti sia piegandole sia sollevandole… insomma vietato sprofondare in un sedile anche di prima classe a dormire e leggere un libro per tutto il viaggio!
La pressione e la saturazione d’ossigeno in una cabina di aereo sono simili a quelle che si raggiungono a 2000/2400 metri sopra il livello del mare (vale a dire simili a quelle esistenti al passo del San Gottardo ad esempio): ossigeno, pressione e umidità dell’area sono ridotte. Le condizioni che si creano dopo il decollo attraverso l’ impianto di pressurizzazione, ventilazione e climatizzazione non riescono a compensare l’umidità; questa situazione fa sì che si verifichi, in una persona sana e in salute, un minimo allargamento dei vasi sanguigni e un aumento dei battiti cardiaci che varia dal 5 al 10% in più; aumentano lievemente anche la pressione arteriosa e l’attività respiratoria. In questa situazione ambientale l’organismo concentra la sua irrorazione di sangue su cuore e cervello, a scapito di pelle (chi non si è mai accorto di avere la pelle molto più secca durante e dopo un viaggio aereo!), reni (se ci fate caso in aereo a parità di ore si urina molto meno) e apparato digerente (mangiare risulta – cibo dell’aereo a parte! – più difficile, la digestione è più lenta).
E’ importante, oltre ad effettuare movimenti sia da seduti sia in piedi, bere durante il volo molti liquidi (acqua, succhi ecc.), evitare alcolici e superalcolici e limitarsi nel caffè.
Anche le persone con problemi cardiocircolatori possono volare, ma è bene che, chi ha avuto un infarto miocardico o uno scompenso cardiaco o è stato sottoposto ad angioplastica, consulti il cardiologo prima di effettuare un viaggio aereo per essere informato su come comportarsi prima, durante e dopo il volo. Nella maggior parte dei casi lo spostamento sarà autorizzato dal medico, ma è comunque bene essere prudenti per non mettere a rischio la propria salute.