Professoressa Sacchetti, può darci qualche dato sull’incidenza dell’ictus sulla popolazione?
“Ogni anno nel mondo, sono 6 milioni le persone che muoiono di ictus; in Europa, l’ictus rappresenta la prima causa di disabilità a lungo termine ed è la terza causa di morte. Ogni 20 secondi una persona è colpita da ictus cerebrale e, ogni anno a causa di questa patologia, muoiono circa 650.000 persone. In Italia sono 200.000 le persone colpite da ictus ogni anno: di queste, 40.000 muoiono entro breve termine e altre 40.000 perdono completamente l’autosufficienza, cambiando radicalmente la loro vita e quella delle loro famiglie”.
Quali sono i sintomi che dovrebbero far scattare un campanello d’allarme nel paziente?
“Tutti i sintomi dell’ictus compaiono in maniera improvvisa. ALICE Italia, sta da un anno facendo una campagna centrata sul riconoscimento dei sintomi di allarme e su che cosa fare in caso di Ictus. Un originale e incisivo spot in animazione , realizzato con la firma del noto vignettista Vauro - che ha voluto offrire la sua creatività all’Associazione in maniera del tutto gratuita- dice” sei in perfetta forma, ma, all’improvviso, la bocca si storce, il braccio non ha più la forza, la gamba è debole…chiedi aiuto ma pronunci solo parole sconnesse… potrebbe essere un ictus. Corri in Ospedale perché, entro le prime ore, le nuove terapie, possono guarirti e ridarti una vita normale. Riconoscere i sintomi e intervenire subito può salvarti la vita” Questi sono i sintomi e la cosa più importante da fare è recarsi subito in ospedale o chiamare il 118”.
Ci si può rivolgere al medico di famiglia o alla guardia medica?
“Assolutamente no. E’ indispensabile chiamare il 118 riferendo subito i sintomi che hanno allarmato. Anche i dati che abbiamo confermano la necessità di questa operatività: uno studio, mirato a capire quali fossero le cause del ritardato ricovero dei pazienti con ictus negli Ospedali italiani, ha dimostrato che chiamando il 118 si raggiunge l’Ospedale mediamente in un’ ora; i pazienti che avevano chiamato invece la guardia medica o il medico di famiglia, hanno raggiunto l’Ospedale mediamente dopo 3 ore e mezza”.
L’elemento tempo è dunque quello che è discriminante?
“Sì, è necessario raggiungere un ospedale o un centro nel quale sia presente una Stroke Unit nel più breve tempo possibile, solo così abbiamo la possibilità di intervenire prima che il cervello sia irrimediabilmente danneggiato”.
Che cosa sono le Stroke Unit?
“Sono reparti dedicati alla cura dell’ictus dove lavorano esperti che sanno non solo come fare la diagnosi di ictus, ma anche come prevenire le complicanze spesso mortali e disabilitanti della malattia”.
Le Stroke Unit non sono però distribuite uniformemente sul territorio nazionale, sembra quindi che ci siano cittadini privilegiati e altri che non lo sono. Qual è il suo consiglio per chi abita lontano da questi centri, a chi deve rivolgersi?
“Il consiglio “risolutore” nel brevissimo periodo non c’è. Tutti sappiamo che la salute è un diritto; poche persone riflettono sul fatto che “diritto alla salute”, un diritto sancito dalla Costituzione, vuole anche dire poter avere le cure che guariscono, e oggi per l’ictus le cure che guariscono sono due: il ricovero nelle Stroke Unit e la trombolisi. Quest’ultima è una terapia che si può fare solo in casi selezionati, entro 3 ore da quando sono iniziati i sintomi. Ovviamente è una terapia che ha delle controindicazioni: bisogna dare il tempo ai medici di fare gli esami necessari per capire se la persona può essere curata con la trombolisi oppure no. Per questo è importante arrivare negli ospedali con Stroke Unit, quanto prima possibile. Uno spot anglosassone dice “Time is brain”, cioè “il tempo è cervello”: mai spot è stato più realistico di questo, almeno per quanto riguarda l’ictus cerebrale”.
Ci sono situazioni predisponenti all’ictus, quindi persone più a rischio di altre?
“Sì, ci sono malattie che possono causare l’ictus direttamente, come l’ipertensione, la fibrillazione atriale e le malattie del cuore che causano aritmie o la formazione di coaguli nelle cavità (un esempio è l’infarto cardiaco), o le placche di aterosclerosi nelle arterie che portano il sangue al cervello. Altre condizioni possono predisporre all’ictus, quindi esserne una causa indiretta: mi riferisco all’età (le persone sopra i 65 anni sono a rischio più dei giovani) parlo di malattie come il diabete, di stili di vita come l’abitudine al fumo o alla sedentarietà, oppure l’obesità”.
Esiste una prevenzione contro l’ictus, quale?
“La prima cosa è evitare la “medicina fai da te”: si rischia di far spendere al sistema sanitario più soldi, fare esami per noi inutili, omettendo invece quelli che per noi sono indicati. Bisogna invece chiedere al proprio Medico di famiglia di prescrivere gli esami più idonei per prevenire l’ictus.
La seconda cosa da fare è avere cura che le medicine che ci vengono prescritte siano efficaci - ad esempio, non basta “prendere la pillola per la pressione”, ma bisogna sincerarsi che la pressione arteriosa stia nei valori normali durante l’arco della giornata - e quindi avere cura di sé stessi oltre che avere uno stile di vita adeguato sia dal punto di vista dell’alimentazione sia del movimento”.